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Il fenomeno dell’abbandono di esche e bocconi avvelenati ha investito anche il territorio della Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno.
Qualche giorno fa, infatti, mentre era alla ricerca di tartufi, un cane di razza meticcia il cui proprietario è residente in un paese limitrofo, dopo aver masticato un boccone è stramazzato a terra morendo di lì a poco.
Allertati i Guardiaparco della Riserva Naturale, gli stessi si sono prontamente portati in località Campo Marino, Valle Rava dove, a seguito di un sommario sopralluogo, rinvenivano un contenitore in plastica con all’interno della sostanza sconosciuta che, unitamente al cadavere del cane, veniva posta sotto sequestro per tutte le formalità del caso.

Quindi intervenivano i veterinari della ASL di Frosinone, sede di Sora, che constatavano la morte dell’animale non escludendo l’ingerimento di sostanza velenosa e ne disponevano l’invio presso l’Istituto Zooprofilattico per un esame approfondito.

Da parte dei Guardiaparco della Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno, che stanno effettuando le indagini finalizzate alla ricerca dell’autore del reato, venivano invitati ad effettuare una ricognizione – ispezione preventiva volta a verificare la presenza di esche e bocconi avvelenati, anche i Carabinieri Forestali del Nucleo Cinofilo Antiveleno (NCA) del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, di stanza ad Assergi (AQ), i quali sono prontamente intervenuti con tre diversi cani addestrati per scovare le esche mortali o anche altre carcasse di animali avvelenati. Nel corso dell’intervento effettuato nella zona compresa tra le località di Campo Marino e Valle Rava ove è avvenuto l’avvelenamento, sono state rinvenute alcuni residui di esca presumibilmente avvelenata che dovrà essere analizzata dall’Istituto Zooprofilattico.

L’uso di questa pratica è dovuto a diverse finalità quali uccidere cani e gatti randagi, tutelare il bestiame dalla predazione delle volpi, lupi e orsi, “regolare” la concorrenza tra tartufai o tra tartufai e cacciatori nei territori condivisi, ma occorre ribadire che questa usanza è illecita e penalmente perseguibile ai sensi degli artt. 544-bis (reato di uccisione animali) e 544 –ter (reato di maltrattamento di animali) del codice penale. Inoltre l’art. 146 T.U. delle Leggi Sanitarie, Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 proibisce e punisce la distribuzione di sostanze velenose e prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e un’ammenda da € 51,65 fino a € 516,46.

Per fronteggiare tale situazione, il Ministero della Salute è intervenuto emanando la nuova Ordinanza ministeriale 13 giugno 2016 “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”, prorogata nuovamente nel 2018 per un ulteriore anno, la quale impone al proprietario o responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati di segnalare l’episodio ad un medico veterinario che emetterà la diagnosi di sospetto avvelenamento e avvierà le procedure indicate nell’ordinanza stessa.

Occorre ricordare che i bocconi avvelenati non producono solo l’atroce morte degli animali che li hanno ingeriti, ma anche le carcasse degli stessi possono a loro volta provocare il decesso di altri animali (per esempio uccelli rapaci, lupo e orsi) innescando una terribile reazione a catena. Il veleno contenuto nelle esche e bocconi può inoltre diffondersi nell’ambiente inquinando il terreno e le acque superficiali, o entrare direttamente in contatto con la popolazione, in particolare i bambini, esponendola al rischio di avvelenamento. Per le ragioni descritte le indagini dei Guardiaparco della Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno proseguono a ritmi serrati per assicurare i responsabili alla giustizia e far cessare il fenomeno.

Dott.ssa Maria Concetta Carbone

Area Comunicazione

Riserva Naturale lago di Posta Fibreno (FR)

Tel. 0776 888021/ e-mail labter@libero.it

E-mail regionale: mcarbone@regione.lazio.it

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